martedì 17 agosto 2010

Ray-Ban Wayfarer : Il ritorno .

I Ray-Ban Wayfarer nascono nel 1952 dalla mente geniale di Raymond Stegeman. Il design innovativo con cui furono progettati ne fecero di lì a pochi anni un vero fenomeno di culto, soprattutto maschile. La loro forma oversize nella montatura e nell’innovazione nei materiali nella quale fu per la prima volta impiegata la plastica ne fecero un oggetto fuori dallo schema fin da subito. Ma la vera svolta arrivò nel 1961 quando Audrey Hepburn li indossò nel celebre film “Colazione da Tiffany”, e da allora anche le celebrità come
 Marylin Monroe, Andy Warhol, John Lennon,
 Bob Dylan, James Dean e perfino il presidente
Kennedy scelsero i Ray-Ban per
coprire il oro occhi dalla luce solare.




I cicli e ricicli storici della moda portarono i Wayfarer ad essere una meteora che vagò per anni tra periodi bui e momenti di vero e proprio boom. Se all’inizio degli anni ‘70 sparirono per cedere il passo alla moda hippies che richiedeva occhiali più particolarmente estroversi, riapparvero agli inizi degli anni ‘80 resi di nuovo celebri grazie al film “The Blues Brothers”, nel quale i due fratelli Blues che li indossavano li omaggiarono con questa frase: “Sono 106 miglia per Chicago. Abbiamo il serbatoio pieno, mezzo pacchetto di sigarette, è buio, e portiamo tutt’e due gli occhiali da sole.”. Grazie a questo film e ad altri che li reintrodussero nell’immaginario collettivo come vero status symbol, raggiunsero una popolarità incredibile in pochissimo tempo. Ma gli anni ‘90 avevano apportato anche una significativa innovazione nel mondo: internet, ed è proprio per merito di esso che la Ray-Ban si accorse che i vecchi Wayfarer venivano venduti su E-bay a cifre altissime e acquistati dagli appassionati per il gusto vintage e per la loro storia. Da qui l’idea nel 2007 di reintrodurre i Wayfarer Original, fedeli riproduzioni dei primi modelli commercializzati negli Usa.
Oggi i Wayfarer, se prima erano dei prodotti per pochi intenditori,
ora sono tornati prepotentemente di moda per l’effetto
vintage che da sempre li contraddistingue.




Articolo di Giorgia Pizzimenti


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